Ebraismo Progressivo a Firenze

Seconda Assemblea Generale della FIEP

4 novembre 2018

Sul tema 'Il futuro è ora' il 4 novembre si è tenuta a Firenze la seconda assemblea generale della Federazione Italiana per l'Ebraismo Progressivo (Fiep).  

 

Introdotta dalla relazione delle co-presidenti Franca Eckert Coen e Joyce Bigio, la mattinata è proseguita con un lungo e vivace dibattito sullo stato attuale e sulle prospettive del movimento ebraico progressivo in Italia.

 

Il programma pomeridiano si è aperto con il prof. Bruno di Porto che ha presentato il suo libro “Il Movimento di Riforma nel Contesto dell’Ebraismo Contemporaneo”, uscito in ottobre nelle librerie per  Angelo Pontecorboli Editore. Il libro è un'interessante ricostruzione della storia del movimento ebraico progressivo in Italia, di cui di Porto è uno dei protagonisti, e della nascita delle quattro attuali congregazioni e della Fiep, tanto da far dire a Franca Coen: "Stiamo proprio facendo la storia dell'ebraismo italiano". Commento condiviso da tutti i presenti.

 

Molto coinvolgente è stato, poi, il workshop 'Come Crescere una Comunità – I Nuovi Modelli nella Modernità', condotto da Mario Izcovitch, direttore dei programmi pan europei di JDC. Con i suoi anni di esperienza per la crescita delle comunità ebraiche in tutto il mondo, Mario ha dato il suo contributo suggerendo alle congregazioni aderenti alla Fiep come è possibile crescere ulteriormente adottando nuovi modelli organizzativi meno verticistici, che possano attrarre maggiormente anche le nuove generazioni. Izcovitch ha dato anche una spinta maggiore ai presenti, affermando di avere trovato nell'assemblea una nuova energia ed un forte entusiasmo, concludendo che le sue aspettative dell'appuntamento fiorentino sono state abbondantemente superate in positivo.

 

Quindi, è stata la volta dei presidenti della quattro congregazioni progressive (Beth Hillel –

Roma; Beth Shalom – Milano; Lev Chadash – Milano e Shir Hadash – Firenze) che hanno illustrato la situazione delle loro comunità e le varie attività: dal Talmud Tora a Roma per 30 ragazzi ai 10 corsi religiosi e culturali di Lev Chadash, ai nuovi ingressi di giovani di Beth Shalom fino alle attività per i più piccoli di Shir Hadash. 

 

Le co-presidenti hanno concluso dando una relazione sulla partecipazione della Fiep agli Stati Generali Ucei (1 e 2 novembre) in cui, dando grande visibilità alla Federazione, è stato spiegato ai delegati il percorso del movimento ebraico progressivo – realtà ormai radicata anche in Italia –  ed è stata fatta una chiara richiesta per il suo riconoscimento da parte dell'Unione.

Lettera dalla FIEP all'ambasciatore israeliano

20 novembre 2017

S.E. Sig. Ofer Sachs, Ambasciatore dello Stato di Israele in Italia,

lo scorso giovedì 16 novembre sarebbe dovuta essere una giornata gioiosa per il Movimento Progressivo
Internazionale, che rappresenta quasi due milioni di ebrei in tutto il mondo. Si stava celebrando la centesima
ordinazione di un rabbino israeliano riformato – un esempio concreto del crescente successo che il nostro
movimento sta ottenendo in Israele, malgrado gli sforzi del Rabbinato istituzionale e dei partiti ultraortodossi,
i quali operano in tutti i modi per bloccare questo fenomenale rafforzamento.
Una delegazione di 150 persone, fra cui l’intero Consiglio dei Reggenti dell’Hebrew Union College – Jewish
Institute of Religion di New York (compreso un consistente numero dei principali leaders ebrei e rabbini
americani), ed anche numerosi leaders del Movimento Progressivo di Israele, si sono raccolti per le
preghiere del mattino nel parco archeologico antistante la piazza del Muro Occidentale. Dopo le preghiere, la
delegazione, che fra l’altro recava otto rotoli della Torah, si era mossa per raggiungere il Muro Occidentale,
come gli ebrei usano fare da migliaia di anni.
Poi è accaduto ciò che possiamo soltanto definire come uno sgradevole, inaudito, orribile incidente. I nostri
rabbini e leaders, con la Torah in braccio, sono stati aggrediti, gettati a terra e molestati fisicamente (Rabbi
Rick Jacobs, Presidente dell’Unione per l’Ebraismo Progressivo, è stato minacciato con un bastone).
Nessuno è stato ferito gravemente, ma, data l’intensità dell’aggressione, l’assenza di un intervento da parte
del personale di sicurezza, un incidente simile avrebbe potuto portare a conseguenze assai più gravi. Tutto
ciò è avvenuto malgrado la Suprema Corte di Israele abbia stabilito che le forze di sicurezza a HaKotel non
hanno fatto abbastanza per proteggere i fedeli non ortodossi e gli operatori presenti.
QUESTI ATTACCHI SONO STATI COMPIUTI DA ALTRI EBREI, i cui atti devono essere duramente
condannati dalle autorità d’Israele e perseguiti dalle stesse a termini di legge.
Noi, come Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo, che rappresenta le quattro congregazioni
progressive presenti in Italia, riponiamo una grande fiducia nello Stato d’Israele, un Israele che operi con
compassione, uguaglianza e inclusività. Noi restiamo in fiduciosa attesa che vengano mantenuti gli accordi
fatti dal Governo per assicurare che tutte le correnti dell’ebraismo possano pregare a HaKotel
Un rispettoso e fiducioso augurio di shalòm da parte delle Presidenti della FIEP
Joyce V. Bigio
Franca Eckert Coen

Assemblea Costitutiva Della Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo (FIEP)

15 ottobre 2017

Il 15.10.2017 a Firenze ha avuto luogo la prima assemblea generale della Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo (FIEP). Questa nuova associazione ebraica e’ stata promossa da quattro congregazioni che si sono costituite in Italia a partire dall’anno 2000:
Lev Chadash (Cuore Nuovo) di Milano
Beth Shalòm (Casa di Pace) di Milano
Beth Hillel (Casa di Hillèl) di Roma
Shir Hadash (Canto Nuovo) di Firenze

Queste congregazioni rappresentano in Italia la corrente modernista dell’ebraismo, iniziata in Germania durante l’Illuminismo, e diffusasi soprattutto nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti. L’ebraismo progressivo (o liberale, o riformato) intende affrontare le sfide poste dal mondo di oggi, attualizzando la tradizione religiosa ebraica ed i principi di uguaglianza e di giustizia sociale proclamati dagli antichi profeti d’Israele.  Dedica una particolare attenzione ai diritti umani, alla parità di genere, all’autonomia dell’individuo. Diversamente dall’ebraismo ortodosso, considera uomini e donne in modo paritario (anche le donne possono essere rabbine), accoglie, senza discriminazione, uomini, donne e coppie LGBT (che possono anche contrarre un matrimonio religioso).

In Italia esiste un’intesa fra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (UCEI), che rappresenta unicamente l’ebraismo ortodosso. Le altre voci ebraiche non hanno quindi una rappresentanza di fronte allo Stato. Il problema aperto del riconoscimento di altre forme di ebraismo diverse dall’ortodossia ha portato alla fondazione della FIEP.

L’ebraismo progressivo intende promuovere e diffondere oggi  il messaggio universale dell’ebraismo, che è un messaggio di amore, di giustizia, di equità, di reciprocità, di responsabilità, di onestà, di pace, di umanità, di sincerità.

L’assemblea della FIEP ha approvato lo statuto associativo e ha eletto il consiglio direttivo e due presidenti, Franca Coen di Roma e Joyce Bigio di Milano, ed un segretario, Sandro Ventura di Firenze, che resteranno in carica per tre anni.

La FIEP, con la sua presenza, viene ad arricchire e completare l’ebraismo italiano di una componente nuova per l’Italia, che ha come principale riferimento internazionale la World Union for Progressive Judaism e la European Union for Progressive Judaism, che rappresentano oltre 1.800.000 ebrei.

www.fiep-italia.com

Sermone di Kippur da Rabbi Robert Levy

29 settembre 2017

Perché Israele è importante

 

Quando avevo diciassette anni, molto tempo fa, andai a vivere in Israele in una fattoria socialista, il Kibbuz Urim, dove lavoravo come assistente del responsabile del cibo. Fondamentalmente io aiutavo a preparare 500 pasti tre volte al giorno e 300 snack due volte al giorno, e da solo, col mio trattore, portavo via tutta la spazzatura. Quell’anno sono cresciuto da molti punti di vista. E solo per quella esperienza sostengo lo stato di Israele. Quell’anno sono passato attraverso molte sfide della vita. In Israele ho trovato il posto dove esplorare la vita in un ambiente sicuro ed ebraico.

 

Ma ci sono ragioni per sostenere Israele oltre che non sia la cura per l’ansia adolescenziale. Noi siamo un piccolo popolo, circa 13 milioni in tutto il mondo, e circa metà di noi vive in Israele. Questo, di per sé stesso, è motivo sufficiente per essere preoccupati per la salvezza di Israele. Tutti gli ebrei e tutte le comunità ebraiche sono preziose. Non sono neppure capace di dire quanto amore io senta per la nostra comunità di Shir Hadash. Ma tanto più amo una comunità di quasi la metà di tutti gli ebrei.

 

E quanto noi sosteniamo Israele, tanto Israele sostiene noi, gli altri 6 milioni di ebrei nel mondo. Israele gioca un ruolo enorme nelle nostra sicurezza. A differenza di quanto accadde ai tre milioni e mezzo di ebrei che vivevano in Polonia e ne costituivano il 10% della popolazione e furono sterminati, Israele è armato a difesa del popolo ebraico. Come diceva Mao Zedong, “Il potere viene dalla canna del fucile.” O come Max Weinreich, lo studioso yiddish, diceva con qualche dolore quando parlava della mancanza di rispetto per lo yiddish, “Una lingua è un dialetto con esercito e flotta.” È bene avere un esercito e armi potenti al nostro fianco. Allora la vostra lingua, la vostra cultura e le vostre vite ottengono rispetto.

 

La notte in cui Israele ottenne l’indipendenza il padre di Amos Oz, lo scrittore israeliano, raccontò al figlio come i bambini polacchi lo trattavano a scuola, rubandogli i calzoni e ridicolizzandolo perché era ebreo. Allora, lui diceva al figlio: “I bulli possono pure infastidirti per strada o a scuola…perché tu sei un po’ come me. Ma da ora in poi, dal momento in cui abbiamo un nostro stato, non sarai mai infastidito solo perché tu sei un ebreo…No, mai più. Da stanotte questo è finito. Per sempre.”

 

Ma il ruolo di Israele nella nostra vita è più profondo della sicurezza che procura agli ebrei di tutto il mondo. Il popolo ebraico è molto più ricco culturalmente per merito di Israele. Son passati più di 2000 anni da quando la lingua madre di milioni di ebrei è stato l’ebraico. La letteratura ebraica, come quella che scrive Amos Oz, è di nuovo importante. La cultura ebraica ovunque, sempre ricca, si è espansa drammaticamente nel 20^ secolo sotto l’influenza del sionismo. Nelle scienze e nelle arti, Israele e gli ebrei ovunque contribuiscono alla cultura mondiale. Non siamo più i residui di un popolo antico: gli ebrei sono una forza dinamica per il bene del mondo. Dobbiamo ringraziare il sionismo per questo.

 

La storia stessa del sionismo è un grande dono per gli ebrei e per la storia del mondo. L’idea di organizzare il popolo ebraico in un periodo segnato dalla debolezza ebraica, il tempo dell’affare Dreyfus, era geniale. Gli ebrei erano una minoranza disordinata, impoverita che ogni tanto sperimentava la violenza ed che aspettava tristemente, come noi sappiamo adesso, l’ultimo pogrom. Ed Hertzl e gli altri videro come l’Europa entrava nella modernità attraverso il nazionalismo, come fece anche l’Italia. Egli capì che in qualche modo anche noi potevamo prendere il nostro giusto posto attraverso uno stato-nazione. Ovviamente a differenza dell’Italia, la terra di israele era insieme lontana e disordinata. La Vienna di Hertzl era lontana dalla polverosa Gerusalemme e Tel Aviv neppure esisteva, c’era solo sabbia. Sì, certo, c’era un popolo che viveva su quella costa turca che divenne poi Israele, un popolo che ancora oggi ha bisogno di una patria, ma poi non così tanti. Molta della terra di Israele era vuota e molta di più ancora sottosviluppata. Le vanghe dei sionisti trasformarono quelle dune in città.

 

Ancora più sorprendente in questa storia drammatica fu il progresso del pensiero utopistico tra gli altri leader sionisti oltre ad Hertzl. I primo sionisti russi erano comunisti, dogmaticamente indirizzati alla loro visione della eguaglianza dei lavoratori. Ai primi del 1900, mentre tanti ebrei fuggirono dalle sofferenze della Russia zarista, della Polonia verso l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, pochi idealisti andarono nella terra di Israele. Là, sotto la loro bandiera rossa, i sionisti della seconda aliya costruirono fattorie comuniste economicamente vitali, un sistema sanitario socialista, sindacati, una rete di autotrasporti di proprietà dei lavoratori, un sistema di distribuzione nazionale di beni e servizi, e costituirono un esercito, la Haganah, che forniva una difesa comune, e quando arrivò il momento la Haganah vinse la guerra di indipendenza di Israele. Nel Medio Oriente il sionismo laburista costruì una nazione forte e vitale dove prima non esisteva.

 

Io sostengo Israele per la salvezza del popolo ebraico, per il mio stesso interesse, e perché la infusione di energia che il sionismo fornì al popole ebraico cambiò ogni cosa per gli ebrei di ogni luogo e per sempre. Io posso parlare solo per me stesso, ma come americano sono oppresso dal sorgere di movimenti antidemocratici ed antisemiti negli Stati Uniti. Tre neonazisti, armati con armi automatiche, dalla strada hanno minacciato la Sinagoga riformata di Charlottesville un Shabbat di agosto, e la polizia si è rifiutata di intervenire. L’università di Thomas Jefferson è stata effettivamente occupata da coloro che cercano una dittatura dei bianchi. Ma io provo minor paura in un mondo in cui esiste Israele. Per molti versi noi stiamo meglio perché viviamo all’epoca di Israele.

 

Ma c’è una perdita. Tra i primi sionisti pochi, sia nell’ala sinistra che nell più piccolo gruppo non di sinistra, si vedevano come religiosi. Sentivano poco legame col giudaismo, quale quello che stiamo praticando in questo luogo. Alcuni erano apertamente ostili al giudaismo. Per la grande maggioranza dei costruttori dello Stato di Israele il giudaismo era qualcosa del passato, una passività che davvero frenava il popolo ebraico. Così oggi Israele è il centro della vita ebraica sotto molti aspetti ma non sul terreno religioso. Infatti lo stato secolare, disinteressato alla religione, ha lasciato il potere che una religione può esercitare al suo nemico naturale, le autorità ortodosse che furono così passive in Europa ed alle quali si ribellarono i sionisti. I costruttori dello Stato di Israele dissero alle autorità ortodosse, “Siate voi i capi del giudaismo. Questo non è una faccenda che ci riguarda.” I leaders sionisti pensarono erroneamente che gli ebrei religiosi si sarebbero estinti.

 

E così Israele è potente da molti punti di vista: economicamente e politicamente, culturalmente e militarmente, che erano i grandi doni del Sionismo. Ma Israele è invece debole nel giudaismo creativo e moderno. Più di una volta sono stato testimone di israeliani salire per la prima volta alla bima per un Bar Mitzvah a seguito di aliya, che mi dicevano semplicemente che sebbene fossero in grado di leggere le parole, mai avevano udito prima le benedizioni della Torah, che non ne conoscevano la melodia e che mai erano stati in una sinagoga. Casi estremi, considerando che molti israeliani sanno qualcosa del giudaismo. Eppure il giudaismo che i più conoscono è una asciutta ortodossìa dalla quale sono alienati. Il giudaismo è disprezzato da molti, ignorato dai più o imposto da pochi. Gli israeliani non conoscono più la melodia.

 

Ma noi, ebrei riformati di tutto il mondo, la conosciamo. E questo è il nostro ruolo nello svelare la storia ebraica. Il giudaismo liberale, moderno, un altro prodotto del 19^ e 20^ secolo insieme al sionismo, ha qualcosa di cui Israele ha bisogno. Il giudaismo liberale ha qualcosa di cui il mondo ebraico ha bisogno. L’altro anno quando venni a sapere dei vostri sforzi per organizzare gli ebrei liberali in Italia, per rafforzare e sostenere i nostri compagni ebrei in Europa, Israele e nel mondo, io ne fui entusiasta. Abbiamo qualcosa da offrire. Preghiere, canzoni e una fede ed una visione del mondo divino per cui possiamo operare. Non sto cercando di fornire una teologia a qualcuno. Gli ebrei liberali lottano con l’esistenza di Dio e con la relazione che Dio ha con noi. Ed è questa lotta, la passione che sentiamo riuniti in questa stanza, che noi portiamo al mondo ebraico. Io credo che quando ci incontriamo per esaminare il percorso della nostra anima per Yom Kippur o quando accendiamo le candele dello Shabbat o cantiamo, noi portiamo una presenza della comunità e della divinità nelle nostre vite per il bene e la benedizione. Organizzando gli ebrei italiani riformati rafforza i nostri legami con tutti gli ebrei riformati e con Israele. Vivere in comunità ci permette di crescere insieme.

 

Non sono preoccupato che Israele possa essere distrutto. Israele è un paese forte da tanti punti di vista. Mi preoccupo invece che Israele perda il suo carattere ebraico. Una nazione di ebrei non è necessariamente una nazione ebraica.

 

Quando arrivai in Israele per la prima volta, un membro del kibbutz mi consigliò di guadagnarmi un giorno libero extra, cosa facile da fare lavorando in cucina, e unirlo con Rosh Hashanah ed un Shabbat per prendermi un lungo weekend di vacanza. Non per andare ai servizi ma per viaggiare un po’ per il paese. Questo accadde nel 1970. Alcuni anni dopo appresi da un altro israeliano il segreto della vittoria di Israele nella guerra di Yom Kippur del 1973. Vi ricordate che quella guerra ebbe un andamento opposto a quello della guerra dei sei giorni. Nel 1967 Israele, affrontando il pericolo di possibile annientamento, colpì per primo, di sorpresa, e si assicurò la vittoria sui tre fronti. Ma nel 1973, per Yom Kippur, i vicini arabi di Israele scatenarono un attacco di sorpresa. Fortunatamente per Israele l’attacco capitò per Yom Kippur. In quei giorni gli israeliani, quando non sono in sinagoga, hanno l’abitudine di stare vicino a casa. La mobilitazione per l’emergenza militare ebbe successo perché quasi tutti erano vicini ai centri di raccolta. Ma maggiore fortuna venne dal fatto che l’attacco arabo coordinato non accadde per Rosh Hashanah quando la maggior parte degli israeliani sono in vacanza o sulla spiaggia. Ogni minuto ebbe importanza quando gli eserciti arabi superarono le posizioni difensive di Israele. Una nazione alla spiaggia non avrebbe potuto rispondere così efficacemente. E a una nazione sulla spiaggia manca qualcosa. Qualcosa di spirituale. Qualcosa che abbiamo e che possiamo  condividere.

 

Oh Dio, un vasto universo non Ti può contenere, ma un posto trattiene la Tua essenza. Secoli sono passati mentre Tu aspettavi il nostro ritorno. E noi siamo arrivati, insieme idealisti e confusi. Nella terra dei nostri antenati costruiamo una nazione restaurata. I fili di un vecchio abito son diventati nuovi indumenti. Il deserto è diventato fattorie e foreste. Le dune di sabbia son diventate città. Noi abbiamo fatto questo. Tu l’hai fatto.

 

La speranza che hai instillato nei nostri cuori per la terra di Sarah ed Abramo ha mosso il cuore e la mano. Grazie per il sogno e la gratitudine per coloro che hanno fatto e fanno l’opera del nostro rinnovamento. Possano, coloro che vivono nella prospettiva sionista, trovare il proprio premio nella prosperità di Israele.

 

Dio d’amore, rinforzaci nell’opera della nostra generazione nella terra di Israele. E noi chiediamo la Tua saggezza per aiutarci a risolvere ciò che deve essere risolto. Noi condividiamo la terra con un popolo che si sente derubato. Che noi possiamo apprezzare le loro aspirazioni. Viviamo con dei vicini: possiamo noi trovare un dialogo, rispetto e pace con loro. Noi abbiamo cara la nostra missione: possa Israele essere la luce delle nazioni. Possa questa luce brillare anche per noi, mostrandoci la strada del domani. Siamo così fortunati perché viviamo nel tempo della rinascita. Continua ad onorarci con la Tua bontà, e possa l’opera delle nostre mani, onorare Te, Dio della pace. Noi preghiamo per la pace di Gerusalemme e per la prosperità di Israele.

Sermone di Rosh Hashanà 5778 da Rabbi Joel Oseran

21 settembre 2017

“E i tuoi figli dovrenno ritornare nella loro terra” Geremia 31:17
Sermone per la mattina di Rosh Hashanà
Beit Hillel, Roma


Come la maggior parte di voi saprà, anche se sono nato e cresciuto in America, ho vissuto per oltre 35 anni con la mia famiglia in Israele. Poiché Israele è così importante per me e per tutti noi nella comunità ebraica, decisi molti anni fa di dedicare un sermone all’anno, durante le più importanti festività, a qualche problema relativo alla nostra preziosa patria.

Di solito parlo di Israele la mattina di Rosh Hashanà, quando leggiamo la parte della Torah che riguarda Abramo e Sara e i loro due figli, Isacco ed Ismaele. Siccome i nostri saggi considerano Ismaele come padre della nazione araba, è sempre sembrata un’estenzione naturale della nostra lettura di Torah quella di discutere la situazione di Israele ai nostri giorni, e in particolare, le sfide da affrontare nel vivere insieme ai nostri cugini arabi.

Stamattina continuerò questa mia tradizione del parlare di Israele, ma non della sfida arabo-ebraica. Piuttosto, voglio parlare della sfida ebraica-ebraica che vediamo in Israele tra l'istituto religioso ortodosso israeliano e la maggioranza della diaspora di ebrei che sono affiliati in denominazioni ebraiche progressive e conservatrici.

Il rapporto tra gli ebrei in Israele e gli ebrei che vivono nella diaspora, mi reca particolare preoccupazione entrando nel nuovo anno del 5778. Vi dico dal profondo del mio cuore, che il pericolo per il futuro a lungo termine di Israele non sarà il conflitto ebreo-arabo. Israele è forte;  non siamo soli nella nostra lotta per garantire la nostra sicurezza mentre viviamo insieme ad uno stato palestinese impegnato nella pace. Ci vorrà tempo, forse molto tempo, ma sono ottimista che la pace tra i figli di Isacco ei figli di Ismaele avrà tuttavia luogo.

No amici miei, la mia principale preoccupazione per il futuro israeliano non è una minaccia alla sicurezza dall’esterno, ma una minaccia interna da un crescente fondamentalismo ebraico e la sua guerra contro il pluralismo religioso all'interno e all'esterno dello stato d'Israele. Mentre Israele si avvicina al suo 70° compleanno il prossimo maggio, noi vediamo sempre più chiaramente che mai, la sfida che tutti noi affrontiamo, gli ebrei che vivono a casa e quelli che vivono nella diaspora, e questa sfida è: ci dovrebbe essere un solo ufficiale approccio ebraico che lo stato di Israele riconosce, o dovrebbe esistere un pluralismo religioso in cui lo stato d’Israele riconosce più di un modo di essere un ebreo religioso?

Ora alcuni di voi possono pensare che questo sia un problema soprattutto per quelli di noi che vivono in Israele – sono affari vostri, potreste dire. Noi ebrei nella diaspora abbiamo le nostre questioni da affrontare. Qui in Italia, gli ebrei stanno diminuendo ogni anno, i nostri figli si sposano in matrimoni interreligiosi con un tasso allarmante di oltre il 50%, abbiamo le nostre sfide nel difendere il pluralismo religioso e creare una nuova comunità progressista proprio qui a Roma. Per favore, potreste ancora dire - non complicate la questione e aumentate i nostri problemi connettendoci a ciò che sta succedendo in Israele. Aiutateci se potete, nella risoluzione dei nostri problemi.

Sì, non sarei sorpreso se alcuni di voi qui questa mattina la pensassero in questo modo. E molto probabilmente tutti noi siamo un pò confusi riguardo ai legami che ci collegano qui nella diaspora, sia in Italia, che negli Stati Uniti o altrove, alla nostra patria in Israele. Quindi utilizzeremo i prossimi pochi minuti cercando di dare un senso a questa connessione, e le proprie implicazioni, per il futuro di Israele come nostra madrepatria ebrea collettiva.

Quando David Ben Gurion il 14 maggio 1948 era nella Sala dell’indipendenza sul Viale Rothschild a Tel Aviv, si fa fatica a ricordare che c'erano solo circa 700.000 ebrei nello stato ebraico. Un numero minuscolo, appena il 6% della popolazione ebraica totale del mondo che era allora circa 11,5 milioni di ebrei. E sì, immaginate semplicemente quanti di più potremo essere stati se non avessimo perso i 6 milioni di membri della nostra famiglia estesa durante lo shoà.

69 anni fa gli ebrei in Israele e nella diaspora sembravano d'accordo su una certa intesa non scritta:
•    Israele si era impegnato a proteggere e difendere la sicurezza fisica del popolo ebraico, sia all'interno che all'esterno della terra, ed a rimanere sempre un rifugio per quegli ebrei che avrebbero avuto bisogno di una casa.
•    Israele avrebbe consultato la leadership ebraica della diaspora su questioni importanti e ad impatto reciproco, in particolare nel campo dello stato ebraico, ma la decisione finale sarebbe stata comunque solamente l'israeliana.
•    Israele avrebbe deferito ai leader della diaspora ebraica in merito a fatti legati alla questione ebraica all'interno di quella comunità della diaspora.

Da parte sua, la comunità ebraica della diaspora si impegnava a:
•    affiancare Israele e sostenere le sue decisioni governative in pubblico - anche se in privato avrebbe potuto esprimere disapprovazione qualora lo avesse ritenuto necessario.
•    fornire risorse umane, politiche e materiali a sostegno, per continuare a garantire l'esistenza ad Israele come patria indipendente, democratica ed ebraica per tutti i popoli ebrei.
•    rinviare all'autorità israeliana in merito a questioni legate alla pratica ebraica all'interno dello stato di Israele.

Per diversi motivi, durante le ultime generazioni, queste intese non scritte che hanno caratterizzato i rapporti israelo-diaspora nei primi anni di stato, hanno perso la loro forza e la loro l'integrità.

•    Israele è cambiata in modo demografico: Israele è cresciuta rapidamente e oggi è casa per quasi il 45% degli ebrei nel mondo. In questo Rosh Hashanà ci saranno circa 6,5 milioni di ebrei che vivono in Israele, che per la prima volta nella storia è più del numero degli ebrei che vive in Nord America. Le stime sono che d’ora in poi, ancora un'altra generazione e ci saranno più ebrei che vivono in Israele che in tutta la diaspora insieme (la prima volta che avverrà dai tempi dell'esilio babilonese di 2500 anni fa).
•    Israele è cambiata politicamente: i partiti nazionalisti, ortodossi e ultra ortodossi di destra hanno assunto un potere maggiore nelle recenti coalizioni governative che hanno influenzato la politica israeliana in tutti i settori, in particolare i problemi relativi alla religione e allo stato.
•    il capo del rabbinato israeliano è cambiato: negli ultimi decenni il rabbinato capo è diventato sempre più haredi (ultra ortodosso) e si è prodigato sempre per controllare la vita religiosa dentro e fuori Israele. Noi in Italia abbiamo sentito questo cambiamento direttamente. Chiunque ricorda il rabbino Elio Toaff, z”l, che servì con compassione e un pensiero illuminato dal 1952 al 2002, riconoscerà il diverso approccio di leadership rabbinica ortodossa di oggi in Italia. Certamente l'approccio più fondamentalista ce sentiamo oggi in Italia riflette le pressioni che Israele ha esercitato sui rabbini italiani.

E durante questi ultimi decenni, anche la diaspora è cambiata in modo significativo: mentre la diaspora è ancora fortemente a sostegno ed impegnata nel benessere israeliano, negli ultimi decenni sempre più gruppi pro-israeliani della diaspora stanno esprimendo critiche pubbliche su alcune azioni e politiche israeliane. A proposito, all'interno di Israele c'è sempre stata una robusta voce di opposizione alla politica di governo, chiunque sia stato al potere: siamo una democrazia dinamica, non dimentichiamolo.
Tuttavia, per quanto riguarda la diaspora degli ebrei, non rimarranno in silenzio a lungo a fronte delle azioni israeliane (politiche, militari, sociali, economiche e anche religiose) che sembrano violare gli elevati standard morali ed etici che Israele, in quanto stato ebraico, deve sostenere. Sono passati i giorni in cui l'israeliano si aspetta che gli ebrei della diaspora, soprattutto quelli americani, siano ciechi ed in costante linea a prescindere dalla politica che Israele intraprende. Forse uno dei cambiamenti più significativi che si svolgono tra gli ebrei della diaspora e l'Israele negli ultimi decenni riguarda la crescente impazienza, anche risentimento, degli ebrei della diaspora per il fondamentalismo ortodosso in Israele e il rifiuto dello stato di Israele di riconoscere la validità dell'approccio ebreo non ortodosso e il pluralismo religioso.

Per 69 anni gli ebrei diaspora erano disposti ad accettare lo status quo che la vita religiosa in Israele avrebbe adottato sotto il controllo rigoroso del rabbinato capo di Israele. Di certo gli ebrei della diaspora non erano felici che il giudaismo progressista e conservatore non fossero stati riconosciuti dallo stato, il che significava che anche i loro rabbini in Israele non fossero riconosciuti. Ma era quello che richiedeva per raggiungere l’accordo non scritto del 1948.

Gli ebrei della diaspora ragionavono - per l’amore della shalom bayit, la pace in patria, “Rimarremo in silenzio e continueremo a sostenere il nostro accordo non scritto, specialmente in considerazione del costante bisogno di Israele di lottare per la sua sopravvivenza contro l'aggressione e il terrorismo arabo.” Gli ebrei della diaspora, specialmente la maggior parte di loro che vivono in Nord America, forse anche ragionavono, “Rimarranno in silenzio e lascieremo che questa discriminazione religiosa continui in Israele perché comunque a fine giornata torniamo alle nostre case - alle nostre sinagoghe e dai nostri rabbini, alle nostre comunità, dove il pluralismo religioso è supremo, dove possiamo essere liberi di adorare a nostro modo, dove il rabbinato capo israeliano non ha alcun controllo sulla nostra pratica del giudaismo.”

È contro questo scenario di cambiamenti, che in Israele e nella diaspora, dobbiamo capire la drammatica e forte crisi sul problema del kotel.
Come sapete, il kotel o il muro occidentale di gerusalemme, è stato sotto controllo rabbinico ortodosso poiché è tornato alla sovranità ebraica dopo la guerra del giugno 67. Per decenni le donne del muro, un'organizzazione che rappresenta le donne di tutte le denominazioni, nonché I movimenti progressivi e conservatori dell'Israele, hanno invitato il governo a creare un equivalente spazio egualitario presso il kotel che permetterebbe a tutti gli ebrei, e non solo gli ortodossi, di pregare in modo che vengano riconosciute I fondamenti dei loro credi e delle loro pratiche.
Dopo quasi due anni di negoziazioni con tutti gli organi competenti del governo, dell'agenzia ebraica, delle donne del muro e dei leader di movimenti progressisti e conservatori in Israele e negli stati uniti, nel gennaio 2016 è stato firmato un accordo per stabilire una sezione di preghiera egualitaria nella zona della parete occidentale. Per la prima volta nella storia, il governo d'Israele ha riconosciuto l'importanza del pluralismo religioso affermando I diritti degli ebrei non ortodossi, degli israeliani della diaspora, di avere il proprio posto al kotel e altrettanto importante di avere l'autorità nel gestire e far funzionare questo spazio.
Questo è stato visto dai movimenti non ortodossi in Israele come un’essensiale affermazione della legittimità del giudaismo progressista e conservatore e un passo verso il pieno riconoscimento del pluralismo ebraico nello stato dell'Israele.
Ma poi, sotto una forte pressione politica dei partiti politici ortodossi e ultra ortodossi che hanno minacciato di lasciare la coalizione e di abbattere il governo se l'accordo fosse stato realizzato, il governo ha cambiato idea. La domenica del 25 giugno, il consiglio dei ministri israeliano ha votato per revocare l'accordo e concludere l'impegno del governo nel farlo applicare. Un'ampia area di piazza egualitaria potrebbe ancora essere sviluppata, ma in nessun caso gli ebrei progressisti e conservatori potranno avere la responsabilità di gestire quella zona di preghiera egualitaria. L'ortodosso ha capito molto bene - questa parte di accordo avrebbe confermato il riconoscimento del giudaismo progressivo - e questo era semplicemente inaccettabile per gli essi.

La reazione degli ebrei della diaspora per l'inversione di marcia del governo riguardo la decisione in merito al kotel, è stata immediata e più ardente di quanto il governo israeliano potesse immaginare. Molti commentatori hanno fatto riferimento ad una rottura storica nelle relazioni Israele-diaspora.
Ciò che il governo di Israele non ha apprezzato è stato il fatto che gli ebrei della diaspora nel corso degli anni si sono identificati in merito al tema del kotel in modo profondamente personale. Sempre più ebrei della diaspora si sono identificati nel kotel come loro personale punto di appiglio religioso in Israele e non una proprietà privata dei rabbini ortodossi che lo stato ha messo in carica.

Il kotel è stato visto dagli ebrei della diaspora come centro simbolico della spiritualità ebraica - una sorta di nutrimento dove ogni ebreo era libero di pregare a suo modo.
Quando il governo ha detto no all'accordo di kotel, sosteneva essenzialmente il no, non solo per il pluralismo religioso in Israele, ma anche per il pluralismo religioso nella diaspora. Alla legittimità degli ebrei diaspora progressisti e conservatori. Non più gli ebrei della diaspora accettano passivamente I dettami di un rabbinato capo ortodosso fondamentalista. L’accordo non scritto tra Israele e la diaspora sta andando in frantumi.

E questo, amici miei, è ciò che mi preoccupa profondamente per questo inizio del nostro nuovo anno ebraico. La crisi del kotel è solo un microcosmo di una crisi molto più grande e più fatale rivolta ai popoli ebraici sia in patria che nella diaspora. Deve essere visto come un campanello di allarme per I dirigenti politici israeliani che devono trovare un modo per eliminare il monopolio dei partiti politici ortodossi e ultra ortodossi su questioni riguardanti lo status e l’obbedienza che influenzano tutti gli israeliti e tutti gli ebrei della diaspora. Se Israele perde l'impegno e la fedeltà degli ebrei della diaspora perché loro e tutti coloro che in Israele valorizzano il pluralismo, sono negati del diritto di praticare liberamente la loro religione nella propria madrepatria, perderà la sua legittimità storica come patria per l'intero popolo ebreo. Se ciò accadesse - la diaspora ebraica diventerà la enclave dei vassali del rabbinato capo d'Israele (che succede già in molti paesi in tutto il mondo) e l'israeliano diventerà un'isola ebraica sempre più fondamentalista che soffocerà senza una linea di vita lo spirito della diaspora e di arricchimento.
Ma la crisi del kotel deve servire anche come sveglia agli oltre 6 milioni di ebrei della diaspora, inclusi quelli di noi qui in italia, che devono fare di più per aiutare a cambiare lo status quo della religione e della politica nella nostra amata patria.
Dobbiamo imparare dalla storia - Israele e la diaspora sono cambiati in modo significativo, così come Israele si avvicina al suo 70° compleanno. Nessuno nel 1948 avrebbe potuto immaginare il soffocamento della vita in Israele, che gli haredim attualmente compiono. Non oseremo supporre che la vita in Israele a 70 anni da oggi resterà quella che è oggi.

Per favore comprendetemi bene. Io non sono anti haredi. Non sono anti-ortodosso. Fanno parte della mia famiglia ebraica estesa e io gli voglio bene, così come cerco di voler bene a tutti coloro nella mia famiglia. Ma il mio punto è - tutti gli ebrei: haredi, ortodossi, progressisti e anche secolari - tutti gli ebrei in Israele devono essere liberi di adorare e hanno uguali diritti di adorazione nel modo in cui credono. 70 anni fa non immaginavamo che questo sarebbe divenuto un problema così caldo in Israele - abbastanza forte da mettere in pericolo il nostro futuro come nazione. Ma oggi vediamo che un problema di questo tipo è nostro obbligo e dovere, da ebrei che amano il loro paese, fare gli adeguamenti politici necessari per impedire la nostra implosione dall'interno. Il tempo sta finendo.

Concludo la mia drasha con l'insegnamento del profeta geremia che noi leggeremo tra poco nella haftora, la parte in merito a Rosh Hashanà. Geremia, senza sapere della crisi dei kotel che avrebbe pesato sul popolo ebraico 2.500 anni più tardi nella storia, ha compreso l'importanza del tempio a gerusalemme per gli ebrei che vivono in esilio in babilonia, la comunità della diaspora nel suo tempo.
Geremia ha immaginato il giorno in cui tutto il popolo ebreo sarebbe stato uno - unificato sotto la benevola protezione di dio simboleggiata dal tempio di gerusalemme. Per geremia, il tempio di gerusalemme rappresentava un luogo in cui l'intera nazione ebraica si potesse sentire connessa, dove potrà sentirsi a casa.
Quanto strano il fatto che 2500 anni dopo, è lo stesso luogo fisico, il kotel, ultimo resto del tempio santo a gerusalemme, può diventare ancora una volta il simbolo dell'unità ebraica e il luogo in cui tutta la famiglia ebrea può sentirsi a casa.

Preghiamo che il nostro nuovo anno, 5778, porterà fine alle crescenti divisioni del popolo ebraico e al rafforzamento dei legami tra Israele e la diaspora. Preghiamo per la presenza di dio sopra tutto Israele e preghiamo per la pace, nella città della pace, yerushalayim - dove - dopo la nostra lunga strada di esilio - I nostri figli sono tornati nella loro terra.
Keyn yehi ratzon – possa essere questa la volontà di dio. Amen

Campagna Kotel

Ottobre 2016

Shir Hadash vi invita ad unirvi alla campagna di mail sponsorizzata da IRAC (l'Israel Religious Action Center) per insistere che Israele mantiene la promessa di stabilire uno spazio, egualitario e permanente, per pregare al Kotel.  Usate questo link per mandare una mail al Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu, Presidente Reuven Rivlin e altri membri del governo.  Fargli sapere che credete nel pluralismo religioso, e che il Kotel dovrebbe essere un luogo dove tutti gli ebrei possono pregare insieme. 

Per favore, unitevi con noi e anche con l'Union for Reform Judaism, ARZA, Central Conference of American Rabbis, American Conference of Cantors, ARZA Canada, ARZENU, Israel Movement for Progressive and Reform Judaism, NFTY, Association of Reform Jewish Educators, Women of Reform Judaism, Hebrew Union College-Jewish Institute of Religion, Religious Action Center of Reform Judaism, Women's Rabbinic Network, the World Union for Progressive Judaism, e Men of Reform Judaism, a sostenere questa campagna. Cliccate qui per firmare il messaggio!

Rabbi Ariel Friedlander a Shir Hadash

Settembre 2016

Sarà il nostro piacere di incontrare Rabbi Ariel Friedlander, che sarà a Shir Hadash per i servizi di Rosh HaShanà quest'anno (2 e 3 ottobre).

Rabbi Friedlander è nata a New York e la sua famiglia si è trasferita a Londra quando lei aveva 2 anni. Suo padre, anche lui rabbino, dice che quando lei aveva 5 anni voleva essere il primo rabbino femminile, ma quando lui ha detto che era troppo tardi, lei ha deciso di lasciare perdere. Si è laureata in Studi Americani alla University of Nottingham ed è entrata nella sua prima carriera come fotografo di sport e teatro. Per circa 5 anni è stata fotografo ufficiale di Queens Park Rangers FC.

Infine è andata al seminario ed è stata ordinata da HUC-JIR nel 1996. Ha servito delle comunità a Toronto, nella Shenandoah Valley, a Long Island e a Westchester prima di tornare al Regno Unito nel 2009. Lavorava per un paio di anni per l’Ebraismo Liberale in diverse comunità piccole e servendo studenti universitari. È attualmente l’amministratrice per il Memorial Scrolls Trust, una piccola organizzazione benefica che ha la cura di 1564 rotoli della Torah che sono stati salvati da comunità perduti della ex Cecoslovacchia. Inoltre, insegna alla West London Synagogue, dove lavora sopratutto con gli ebrei-per-scelta e studenti B'nei Mitzvah.

Ha participato nella campagna per la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso nel Regno Unito, ed è membro fondatore di Keshet UK, un'organizzazione benefica che dissemina informazione e sostiene persone LGBT nella comunità ebraica e oltre. Attualmente sostiene Citizens UK nella loro lotta di trasferire dal campo in Calais al Regno Unito i bambini che hanno il diritto di residenza. È un tifoso appassionato di sport con una preferenza per il calcio (ha l’abbonamento a QPR). Sua partner è di Modena e Rabbi Friedlander ha cominciato a studiare l’italiano. Porta ancora la macchina fotografica ovunque: “Attualmente faccio tante foto degli api.”

I nuovi rabbini a Shir Hadash

Ottobre 2016

Siamo orgoliosi di aggiungere due nuovi rabbini alla famiglia di Shir Hadash!

Unendosi con noi per i servizi di  Rosh Ha-Shanà  è Rabbi Ariel Friedlander, curatore del Memorial Scroll Trust a London, U.K., e per Kippur, Rabbi Robert Levy, Rabbi Emerito di Temple Beth Emeth ad Ann Arbor, MI, U.S.A. che sarà con Shir Hadash fino a metà novembre.

I Gan di nuovo a Shir Hadash

28 settembre 2015

Shir Hadash è molto felice di dare il bentornato in Italia ai nostri vecchi amici, Sheila e Bob Gan. È la quarta volta i Gan sono venuti a trovarci; sono stati in Italia anche in 2009, 2010 e 2012. Bob servirà come rabbino sia per Shir Hadash sia per la nostra consorella a Milano, Beth Shalom, fino alla fine di dicembre, con la differenza che questa volta avranno la residenza a Firenze.

Bob è nato a Boston e Sheila a Cincinnati. Sono entrambi laureati all’ University of Cincinnati. Bob è stato ordinato in 1967 al Hebrew Union College, e poi ha servito come cappellano militare alla Ft. Lewis, Washington. Abitano ancora a Los Angeles, dove Bob è stato rabbino al Temple Isaiah per 38 anni cominciando a 1969. In 1992 è stato conferito il dottorato di divinità honoris causa dal HUC. Rabbi Gan ha anche tenuto le presidenze del Southern California Board of Rabbis, la Pacific Association of Reform Rabbis, ARZA/World Union, e il Inter-Religious Council of Southern California. Sheila ha lavorato all’ UCLA nel istituto neuropsichiatrico e poi il centro oncologico. Durante gli anni 90 è stata Direttore di Sviluppo per la Scuola di Medicina di UCLA. Hanno due figli, Michael e Hilary, e due nipoti. Ambedue amano viaggiare e hanno circumnavigato la terra quattro volte.

Nel corso delle loro permanenze a Shir Hadash, hanno molto arricchito la nostra comunità con saggezza, consiglio e instruzione. Hanno anche permeato eventi della comunità con un grande senso di divertimento, gioia e fratellanza. Non vediamo l’ora di passare i prossimi mesi con loro!

Benvenuta a Cantor Louise Treitman che ritorna per i Giorni Santissimi

Settembre 2015

Shir Hadash apre l'anno 5776 con le funzioni dei Giorni Santissimi, e siamo lieti di dare il benvenuto a Cantor Louise Treitman, che ritorna da noi per Rosh Hashanà e Yom Kippur.
  Cantor Treitman ha appena accettata un posto a Beth El Temple Center a Belmont, Massachusetts, dove ritornerà per Sukkot. Per gli ultimi sette anni, Cantor Treitman è stata il Vice Rettore della Scuola di Musica Ebraica al Hebrew College a Newton, Massachusetts. Continuerà di insegnare studenti cantori, rabbini e insegnanti. Con i titoli conferiti dal Wellesley College a Wellesley, Massachusetts (Music & Judaic Studies) e dal New England Conservatory of Music a Boston, Massachusetts (Performance of Early Music & Viola da Gamba), Cantor Treitman è riconosciuta come un Cantore officiante ordinata dal Hebrew Union College - Jewish Institute of Religion a New York. È attualmente membro del consiglio dell’American Conference of Cantors, l'organizzazione dei Cantori Reform.
  Cantor Treitman è anche co-fondatore del Concerto di Salomone Rossi Hebreo, un ottetto impegnato a presentare la musica corale nella liturgia sinagogale, composta da questo compositore ebreo italiano del XVII secolo. L’ensemble è stato fondato nel 2008 e da allora ha condotto regolarmente i servizi di Erev Shabbat nell'area di Boston. Inoltre lei è stata anche ricercatrice accademica locale, presentando la musica ebraica del rinascimento italiano. Cantor Treitman adora l’Italia e questa volta sarà la sua quinta visita.  Nel 2012, lei e suo marito hanno  trascorso un mese in Italia, facendo anche una visita a Shir Hadash a Firenze. Inoltre ha fatto diversi tour in bicicletta in Italia, tra cui uno in Lombardia e l’altro in Puglia. Il coro ebraico di cui è membro, il Zamir Chorale di Boston, ha fatto un tour musicale di Italia in 2003 con un concerto a Firenze sui gradini del Tempio Maggiore, di cui alcuni noi abbiamo assistito! È emozionata a tornare a Shir Hadash per condurre i servizi dei Giorni Santissimi per una congregazione affiliata alla World Union for Progressive Judaism (WUPJ). Una studentessa di Cantor Treitman al Hebrew College, Jinny Sagorin, l'accompagnerà come soloista-tirocinante per Rosh Hashanah e aggiungerà la sua bella voce alle nostre funzioni.
  Louise e il suo marito, Rick, abitano a Lexington, Massachusetts. Sono benedetti con tre figlie e due nipotine.

Rabbi John S. Friedman

26 Ottobre 2014

  Shir Hadash è in attesa di dare il benvenuto a Rabbi John Friedman, che viene a condurre le nostre funzioni in dicembre e gennaio. Rabbi Friedman, attualmente in pausa sabbatica da Judea Reform Congregation a Durham, North Carolina, e sua moglie Nan, un pediatra in pensione, saranno con noi per la prima volta il 5 dicembre.
  Rabbi Friedman è nato a Kansas City, e ha studiato al Hebrew Union College — Jewish Institute of Religion a Jerusalem e Cincinnati, dove è stato ordinato in 1976 e da dove ha ricevuto un doctorato honoris causa. Dopo quattro anni a Emanuel Congregation a Chicago, è andato a Judea Reform, dove è stato rabbino per più di 30 anni.
  A Rabbi Friedman è stato conferito diversi premi incluso il Premio Martin Luther King Jr. "Keeper of the Dream", il Premio di Migliori Relazioni Umane di Durham, e la Medaglia Elna Spaulding per Giustizia Sociale. Lui ha participato in molte organizzazioni ebraiche e civiche, è stato uno speaker popolare per gruppi diversi, e ha scritto articoli per una varietà di pubblicazioni ebraiche.
  Lui e Nan hanno due figli, Josh and Abby.

Serata Musicale con Rabbino Norm Roman

26 Ottobre 2014

  Rabbi Norman Roman sarà da Shir Hadash il 22 novembre dopo havdalà per una serata musicale insieme. Rabbi Roman è stato a Firenze l'anno scorso e ci ha regalato una serata di Purim molto bella.
  È stato rabbino presso Temple Kol Ami di West Bloomfield, Michigan per 25 anni. È nato a New York City, cresciuto vicino a Cleveland, laureato a John Carroll University (1971) e ordinato al Hebrew Union College – Jewish Institute of Religion a Cincinnati (1975). Ha il titolo di “Reform Jewish Educator” dall'URJ e dal National Association of Temple Educators (1991). In più, ha un Master’s in Hebrew Letters e un Doctor of Divinity honoris causa da HUC-JIR. Ha lavorato nelle comunità Reform a Cleveland, Santa Monica, California and Birmingham, Michigan prima di Temple Kol Ami. Fa parte di numerosi comittati e consigli civici ed è un'instruttore di studi religiosi presso la University of Detroit Mercy.
  Rabbi Roman è una cantante e chitarrista folk di talento, ed è riconosciuto al livello nazionale per il suo lavoro con la gioventù ebraica. Il suo amore e impegno per Israele sono molto forte. È discendente di chalutzim (pionieri) che erano tra i primi colonizzatori di Zichron Yaakov, e viaggia in Israele al meno una volta all'anno.
  Vive con la sua moglie, Lynne, e loro figli a West Bloomfield.

Cantor Louise Treitman a Shir Hadash per i Giorni Santissimi

Settembre 2014

  Shir Hadash apre  l'anno 5775 con le funzioni dei Giorni Santissimi, e siamo lieti di dare il benvenuto a Cantor Louise Treitman, che sarà con noi per Rosh Hashanà e Yom Kippur.
  Cantor Treitman è il Vice Rettore della Scuola di Musica Ebraica al Hebrew College a Newton, Massachusetts, e Cantore officiante Emerito del Temple Beth David a Westwood, Massachusetts, dove è stata cantore per 20 anni. È anche Cantore occasionale presso diverse comunità nell'area di Boston. Con i titoli conferiti dal Wellesley College a Wellesley, Massachusetts (Music & Judaic Studies) e dal New England Conservatory of Music a Boston, Massachusetts (Performance of Early Music & Viola da Gamba), Cantor Treitman è riconosciuta come un Cantore officiante ordinata dal Hebrew Union College - Jewish Institute of Religion a New York. È attualmente membro del consiglio dell’American Conference of Cantors, l'organizzazione dei Cantori Reform.
  Cantor Treitman è anche tra i fondatori del Concerto di Salomone Rossi Hebreo, un ottetto impegnato a presentare la musica corale nella liturgia sinagogale, composta da questo compositore ebreo italiano del XVII secolo. L’ensemble è stato fondato nel 2008 e da allora ha condotto regolarmente i servizi di Erev Shabbat nell'area di Boston. Inoltre lei è stata anche ricercatrice accademica locale, presentando la musica ebraica del rinascimento italiano. Cantor Treitman adora l’Italia e questa volta sarà la sua quinta visita.  Nel 2012, lei e suo marito hanno  trascorso un mese in Italia, facendo anche una visita a Shir Hadash a Firenze. Inoltre ha fatto diversi tour in bicicletta in Italia, tra cui uno in Lombardia e l’altro in Puglia. Il coro ebraico di cui è membro, il Zamir Chorale di Boston, ha fatto un tour musicale di Italia in 2003 con un concerto a Firenze sui gradini del Tempio Maggiore. Cantor Treitman condurrà per la prima volta i servizi dei Giorni Santissimi per Shir Hadash; una congregazione affiliata alla World Union for Progressive Judaism (WUPJ).
  Louise e il suo marito, Rick, abitano a Lexington, Massachusetts. Sono benedetti con tre figlie e due nipotine.

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